La nuova intelligenza Arturo Artom
26 maggio 2026 – ore 20
Via Cappuccio 5, Milano
Chiara Boni è una delle voci più riconoscibili e longeve della moda italiana: una stilista che ha attraversato cinquant’anni di costume, di società e di gusto senza mai perdere la sua firma — quell’eleganza naturale, mai esibita, che è diventata sinonimo del suo nome.
Nata a Firenze il 27 agosto 1948, comincia giovanissima. Nel 1971, ad appena ventitré anni, apre nel centro di Firenze la sua prima boutique, dal nome ironico e bellissimo, You Tarzan Me Jane: un piccolo manifesto dello spirito libero che animerà tutta la sua carriera. Pochi anni dopo, nel 1975, lancia la sua prima collezione couture e, nel 1985, sigla l’accordo con il Gruppo Finanziario Tessile dando vita a Chiara Boni Spa e al marchio omonimo.
Il suo stile, neo-avanguardista e mai banale, ha rotto regole fin dall’inizio: l’uso pionieristico di tessuti stretch, lo spandex lavorato come una seta, l’organza usata con leggerezza scultorea. E poi le sfilate, spesso provocatorie, sempre dense di significato: negli anni Novanta è tra le prime stiliste al mondo a portare in passerella una collezione interamente indossata da modelle transessuali, in un’epoca in cui un gesto del genere era ancora rivoluzionario.
Nel 2008 nasce la linea che la consacrerà definitivamente sul piano internazionale, La Petite Robe di Chiara Boni: abiti pensati per la donna reale, capaci di valorizzare il corpo senza costringerlo, eleganti e funzionali al tempo stesso. Una formula che conquista boutique di lusso e grandi magazzini di tutto il mondo, da Milano a New York, e che continua a definire la sua identità creativa anche oggi che il marchio è entrato in una nuova fase societaria, con l’ingresso della famiglia Germanetti.
Oltre alla moda, Chiara Boni è giornalista, autrice, intellettuale: una donna che ha sempre raccontato il proprio mestiere come uno sguardo sul mondo, mai come una semplice questione di vestiti. La sua è una storia di indipendenza, intuito e perseveranza — la storia di chi ha trasformato un piccolo atelier fiorentino in un marchio globale senza mai cedere alla pressione delle mode, restando fedele a una sola, profonda convinzione: che lo stile, prima di tutto, sia un modo di stare al mondo.
Arturo Artom è una delle figure più poliedriche dell’imprenditoria italiana: ingegnere, innovatore, scrittore e instancabile costruttore di reti — sia tecnologiche che umane.
Nato a Torino nel 1967, è ricordato come il “papà della liberalizzazione delle telecomunicazioni” in Italia. Nel 1993, ancora giovanissimo, fonda la prima azienda capace di scardinare il monopolio nella telefonia, ottenendo una storica sentenza dall’allora neocostituita Autorità Antitrust: una battaglia che ha cambiato per sempre il volto delle TLC nel nostro Paese. Negli anni successivi è Vice President di Omnitel, poi Amministratore Delegato di Viasat, leader nei servizi di localizzazione satellitare, e nel 2000 fonda Netsystem, che in soli due anni diventa il principale operatore europeo di ADSL via satellite.
Dal 2004 dirige Artom Innovazione, un fondo nato per sostenere progetti imprenditoriali che uniscano il Made in Italy alla tecnologia, da cui prende vita anche Muvis, sistema rivoluzionario di illuminotecnica wireless. La sua è una visione precisa: l’innovazione come ponte tra creatività italiana e mercato globale, tra ingegno artigianale e cultura digitale.
Accanto all’attività imprenditoriale, Artom è autore del saggio La Nuova Intelligenza, edito da Piemme, una riflessione sul talento, sulla meritocrazia e sul modo in cui l’Italia può tornare a competere puntando sulle persone più che sulle rendite di posizione. Lo stesso spirito anima il Cenacolo Artom, salotto e format televisivo che da anni riunisce protagonisti del mondo dell’impresa, della cultura, dell’arte e dello spettacolo: un luogo in cui le idee si incontrano e si contaminano, fedele a un’idea molto sua dell’innovazione — quella che non nasce mai in solitudine, ma sempre dalla conversazione.
Imprenditore, ma anche promotore di cultura e di lungimiranza: Arturo Artom porta sul palco del The Mill l’energia di chi crede ancora, profondamente, che pensare in grande sia non solo possibile, ma necessario.
Armando Massarenti è una delle figure più autorevoli della divulgazione filosofica italiana: un pensatore che ha fatto della filosofia uno strumento di lettura del presente, capace di passare con eleganza dalle questioni più astratte ai dilemmi della vita quotidiana.
Nato a Eboli nel 1961, filosofo ed epistemologo di formazione logico-scientifica, ha legato gran parte della sua carriera al Sole 24 Ore, dove scrive dal 1986 e dove ha diretto, dal 2011 al 2018, Domenica, il celebre supplemento culturale che ha contribuito a plasmare il dibattito intellettuale italiano degli ultimi decenni. Sulle sue pagine ha costruito anche una rubrica diventata di culto, Filosofia minima: piccoli esercizi di pensiero in cui questioni di etica, scienza, politica e logica vengono restituite con chiarezza e ironia a un pubblico vasto.
I suoi libri raccontano bene questa vocazione a portare la filosofia fuori dalle aule e dentro la conversazione pubblica. Tra i più noti, Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima (Guanda, 2006), che gli vale il Premio Filosofico Castiglioncello e il Premio “Città delle Rose”; Il filosofo tascabile (2009), Dizionario delle idee non comuni (2010), Perché pagare le tangenti è razionale ma non vi conviene (2012), Istruzioni per rendersi felici (2014). Titoli che già da soli dicono molto del suo metodo: prendere un’idea apparentemente paradossale e usarla come grimaldello per scardinare luoghi comuni, mostrare meccanismi nascosti, restituire al lettore strumenti di giudizio.
Da curatore, ha firmato per Il Sole 24 Ore la grande collana Grandi filosofi. Vita, pensiero, testimonianze, trenta volumi che hanno avvicinato migliaia di lettori ai classici del pensiero occidentale. Nel 2025 ha ricevuto il Premio Areté come “maestro di esperienza” per la comunicazione responsabile, un riconoscimento che premia proprio questa sua capacità di tenere insieme rigore e accessibilità, scienza e umanesimo.
In Massarenti la filosofia non è mai un esercizio per addetti ai lavori: è una cassetta degli attrezzi per pensare meglio, decidere meglio, vivere meglio. Ed è con questo spirito — laico, curioso, sottilmente ironico — che porta al The Mill la sua voce di uno dei più lucidi interpreti del nostro tempo.