E' colpa mia Mussolini come l'ho conosciuto Un diario di Margherita Sarfatti - a cura di Pierfrancesco De Robertis

15 ottobre  2026   –  ore 18:30

Via Cappuccio 5, Milano

 

 

 

Margherita Sarfatti racconta Mussolini: per la prima volta in Italia il memoriale «È colpa mia»

A quasi ottant’anni dalla sua scrittura, viene pubblicata nel nostro Paese la testimonianza della donna che per due decenni fu accanto a Benito Mussolini, condividendone la vita politica, intellettuale e sentimentale. «È colpa mia. Mussolini come l’ho conosciuto», a cura di Pierfrancesco De Robertis, è in libreria dall’8 maggio.

È una voce interna alla storia del fascismo quella che emerge dalle pagine di È colpa mia. Mussolini come l’ho conosciuto, il memoriale di Margherita G. Sarfatti, protagonista tra le più autorevoli e discusse della cultura italiana del Novecento. Curato dal giornalista Pierfrancesco De Robertis, il volume offre un ritratto di Mussolini attraverso i ricordi di chi ne conobbe da vicino il carattere, le aspirazioni e le contraddizioni, sullo sfondo della nascita e del consolidamento del regime.

Sarfatti scrisse il testo nel 1947, intitolandolo My Fault, e cercò senza successo di interessare alcuni editori americani alla sua pubblicazione. In quelle pagine riconosce la propria responsabilità nell’aver creduto nel fascismo e avverte il dovere di testimoniare ciò che considera la causa profonda della caduta di Mussolini: il suo completo fallimento morale.

Ridurre Margherita Sarfatti alla definizione di «amante del Duce» significa trascurare gran parte della sua storia. Critica d’arte riconosciuta a livello internazionale, scrittrice e intellettuale di respiro cosmopolita, fu un punto di riferimento della vita culturale italiana degli anni Venti e una presenza importante nel primo fascismo. Con la biografia Dux contribuì a diffondere all’estero un’immagine celebrativa di Mussolini e ad alimentarne il mito.

In È colpa mia, lo sguardo è profondamente diverso. Sarfatti torna sulle proprie scelte, ne riconosce il peso e ricostruisce, con amarezza e lucidità, il percorso dell’uomo al quale era stata legata per oltre vent’anni. Alla celebrazione subentra un racconto critico, nel quale la vicinanza personale diventa anche occasione per interrogarsi sulle proprie responsabilità.

L’autrice ricorda le lunghe conversazioni in cui Mussolini ragionava davanti a lei, mentre le sue domande — o il semplice ascolto — lo aiutavano a mettere a fuoco i pensieri. Non lo descrive come un filosofo o un elaboratore di teorie, ma come un uomo d’azione, nel quale le idee sembravano imporsi più che nascere da una riflessione consapevole e sistematica.

Il libro va dunque oltre il ritratto retrospettivo del dittatore. È anche la ricostruzione di una lunga consuetudine, fatta di confidenze, osservazioni e momenti privati. Ne affiorano ambizioni e fragilità, timori e debolezze di un uomo che ha inciso in maniera decisiva sulla storia italiana.

Accanto alla dimensione personale trovano spazio episodi e retroscena meno conosciuti: i giudizi di Mussolini su Hitler, sul sesso e sulla cocaina, le vicende della sua famiglia, gli equilibri di potere nel regime. Lo sguardo di Sarfatti si sofferma inoltre su passaggi cruciali della storia del Paese, fra cui l’atteggiamento assunto dal re dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti.

Margherita Grassini Sarfatti

Venezia, 1880 – Cavallasca, 1961. Nata in una famiglia ebraica benestante, nel 1898 sposò l’avvocato Cesare Sarfatti, anch’egli ebreo, dal quale ebbe tre figli: Roberto, Fiammetta e Amedeo. Nel 1909 entrò all’Avanti!; l’incontro con Benito Mussolini diede origine a un legame politico e sentimentale particolarmente intenso.

Critica d’arte, scrittrice e promotrice di iniziative culturali, ebbe un ruolo di primo piano negli ambienti intellettuali italiani degli anni Venti e nella fase iniziale del fascismo. All’inizio del decennio successivo, il progressivo deterioramento del rapporto con Mussolini ne ridusse l’influenza, fino alla rottura definitiva. Nel 1938 lasciò l’Italia per l’America del Sud, tornando soltanto nel 1947. Trascorse gli ultimi anni nella villa di Cavallasca, nei pressi di Como, dove morì e dove è sepolta.

Pierfrancesco De Robertis

Arezzo, 1965. Giornalista e scrittore, è stato direttore del quotidiano fiorentino La Nazione e firma editoriali per QN e altre testate nazionali. Nel 2025 ha esordito nella narrativa con Un amore socialista, pubblicato da Neri Pozza: un romanzo dedicato al lungo rapporto affettivo e politico tra Anna Kuliscioff e Filippo Turati.