CāĆØ un luogo di Napoli, un quartiere o forse, come direbbe Erri De Luca,Ā un avamposto che oggi ĆØ diventato tristemente noto perchĆ© ĆØ il simbolo del degrado, dellāabbandono e della violenza della criminalitĆ organizzata legata alla camorra. Questo posto si chiama Scampia, gli enormi palazzi a forma triangolare che gli architetti immaginavano essere vele pronte a correre per il mare giacciono in uno stato fatiscente pur essendo intensamente abitati da famiglie, anziani e bambini. La narrazione pubblica veicolata da opere come Gomorra di Saviano ne fa un luogo dove ogni speranza ĆØ perduta,Ā i cui abitanti, diversamente da quello diceva Dante sono uomini e donne fatti ad esser come bruti. SƬ, Gomorra, la versione contemporanea dellāinferno, il luogo dellāespiazione fin dalla nascita di una condanna per crimini che i bambini non hanno ancora commesso ma che si dĆ per scontato presto commetteranno. Per molti aspetti ĆØ comodo concepire Scampia secondo questo clichĆ© che diventa paradossalmente quasi unāattrazione turistica. Non tutti sono rassegnati, però, a questa descrizione semplicistica, utile anche a fini commerciali. Si sa, il crimine sugli schermi televisivi vende e vende bene. CiĀ sono però persone, direi resistenti,Ā come Davide Cerullo che dicono no. Davide in quellāavamposto ĆØ nato e cresciuto, lƬ ĆØ stato bambino anche se in realtĆ a lui ĆØ stato negato di essere bambino. Non cāĆØ stata infanzia per lui che si ĆØ trovato costretto a crescere molto in fretta a imparare le regole dello spaccio a maneggiare le pistole a intimidire chi tardava a restituire le somme agli strozzini. Ma noi cosa ne sappiamo? Scrive Cerullo: ā Che ne sai di me, di come mi sono trovato a 10 anni dentro a un fuoco, fuoco che ha bruciato i miei anni più belli, la mia possibilitĆ di essere un bambino, un abbraccio di mia madre a sera, quando chiuso rimanevo a luce spenta solo nella mia stanza. Che ne sai tu di tutto quello che sono stati costretti a vedere questi occhi miei, mani di Padre che non li hanno coperti sul male, mentre la violenza e lāodio diventavano uno stile di vita. Che ne sai tu di quello che queste mani mie hanno provocato, mani armate, sporche di sangue marcio, rotte dalle ossa divisi spaccati. Ma che ne sai tu, tu che hai sempre fatto finta di non vedermi, dellāuomo che volevo diventare; e ora mi vieni a parlare dāamore, di valori, di riscatto facendo di Gomorra letteratura che vive allāinsegna di questo nostro abbandono.āĀ SƬ, ĆØ facile parlare di Scampia, delle vele e dei suoi abitanti . Ma essi non sono personaggi televisivi, sono persone in carne dāossa con le loro speranze le loro incertezze e i loro demoni nel cuore.Davide Cerullo ha raccontato molto molto bene in uno splendido libro dal titolo lāāOrrore e la bellezza” gli anni della sua militanza allāinterno della camorra e di come grazie alla cultura e alla fiducia di persone amiche ha potuto emergere da quellāabisso. Dal nero di quegli anni ha saputo estrarre una luce straordinaria che ha messo in evidenza la grande ricchezza interiore che giaceva nascosta nel suo cuore di scugnizzo. Oggi la medesima luce traspare dalle magnifiche fotografie dei visi dei bambini ritratti nel volume āI volti di Scampiaā edito da Anima Mundi e in Francia da Gallimard. Fotografie senza retorica nĆ© quella del bene nĆ© quella del male. De Saint ExuperyĀ direbbe che sono i volti del piccolo principe, iĀ volti di un piccolo Mozart: quale grande musica potrebbero comporre se solo ci fosse qualcuno qualcuno che si occupasse di loro come fanno i giardinieri con le rose. Nelle splendide fotografie in bianco e nero in quegli sguardi intensi, innocenti e giĆ pensierosi, nel gioco di ombre e di luci che rischiarano e oscurano i loroĀ volti cāĆØ tutta lāalternativa del loro destino. Un destino che però non ĆØ giĆ scrittoĀ e che grazie allāimpegno di tante persone che come Davide Cerullo stesso si dedicano oggi allāeducazione, alla cultura,Ā alla creazione di bellezza può essere di vita anzichĆ© di morte. Christian Bobin scrive nelle pagine introduttive: āCaro Davide Cerullo, ho letto il suo libro e ho visto i volti che tira fuori dagli inferi – bambini con occhi che brillano per quanto sanno delle tenebre. Apprezzo profondamente le sue parole e il modo di attraversare la vita prendendo cura dei più deboli che peraltro sono anche invincibili. Sono felice che lei esista. Il denaro, le armi, sono fantasmi. La bontĆ , cioĆØ lāintelligenza della vita mortale, ĆØ lāunica realtĆ vera. Come lei credo che la bellezza salverĆ il mondo e che la poesia sia necessaria tanto quanto il sole, il pane e lāacqua. Non lo credo: lo soā. Fotografie e testi. Rabbia e riscatto. Un libro prezioso.