Ichino, Bentivogli, Martello
Agli inizi degli anni ’80 *Eduardo Missoni* un giovane medico italiano ricco di ideali e determinato nel metterli alla prova per cercare di costruire un mondo migliore, decise di partire per l’America Latina e andò a insediarsi a Terrabona un un piccolo villaggio sperduto nel cuore del Nicaragua. Qui si prodigò instancabilmente a favore di una popolazione contadina che a volte non comprendeva lo spirito che lo animava, la sua passione per l’educazione, la prevenzione, il desiderio di costruire relazioni fondate sul rispetto e sulla giustizia. La sua avventura umana incrocia presto la rivoluzione sandinista, i suoi ideali politici di lotta a alla dittatura, alla miseria, all’analfabetismo, alle malattie evitabili. Quarant’anni dopo di quell’impegno e di quel sogno è rimasto poco. Eduardo Missoni è divenuto uno dei massimi esperti di salute globale e cooperazione internazionale. E’ stato Segretario Generale del Bureau mondiale dello scautismo, una vita segnata da conquiste e amarezze. Il suo libro” *Misa campesina*” riflette sulla possibilità che in ogni contesto storico ciascuno di noi è chiamato ad affrontare ostacoli, tradimenti, sconfitte e al tempo stesso ad essere sempre pronto a riprendere la propria strada senza perdere l’ideale che motiva le nostre scelte.
*Giovedì 18 maggio ore 21 – Via Cappuccio 5 *
Eduardo Missoni, nato a Roma nel 1954, è medico e specializzato in medicina tropicale presso l’Università di Roma “La Sapienza” e Master of Science presso la London School of Hygiene and Tropical Medicine.
Attualmente è docente presso l’Università Bocconi di Milano e la SDA-Bocconi (Scuola di Management); l’Università Milano-Bicocca, Dipartimento di Sociologia e Ricerche Sociali; l’Università di Pavia, Facoltà di Medicina e Chirurgia; l’Università degli Studi Internazionali (UNINT) di Roma; la Geneva School of Diplomacy and International Relations (Svizzera) e l’Instituto Nacional de Salud Pública a Cuernavaca (Messico). I suoi insegnamenti ed ambiti di ricerca includono il Management delle Istituzioni e delle ONG Internazionali, le politiche ed il management della Salute Globale e dello sviluppo, la medicina di comunità e la cause sociali della salute. Presso l’Università Bocconi coordina inoltre la ricerca su Salute Globale e Sviluppo presso il Centro di Ricerche Gestione Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS).
Dal 1987 al 2002 ha lavorato presso la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) del Ministero degli Affari Esteri, come esperto responsabile delle iniziative di cooperazione socio-sanitaria con l’America Latina e gran parte dell’Africa Subsahariana. Tra i suoi compiti c’erano quella di collegamento tecnico con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e quella di rappresentare l’Italia in riunioni internazionali a carattere tecnico-scientifico e in gruppi di esperti (tra i quali quello degli esperti sanitari del G8, (che ha presieduto nel 2001). Precedentemente è stato funzionario dell’UNICEF in Messico e volontario medico in Nicaragua.
Dal 2004 al 2007 è stato il Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale del Movimento Scout (OMMS), la maggiore organizzazione giovanile mondiale, presente in oltre 150 paesi con decine di milioni di aderenti.
È stato sempre un attivo promotore di concrete iniziative di partecipazione sociale e cittadina contribuendo alla fondazione e/o allo sviluppo di molteplici organizzazioni locali, nazionali e internazionali.
Ha pubblicato numerosi libri, lavori scientifici e articoli nel campo della sanità pubblica, lo sviluppo e la cooperazione internazionale, nonché su diversi altri temi.
https://eduardomissoni.info/?page_id=379
di Paola Scaccabarozzi
Sono famiglie impreviste che sulla carta, o meglio in base alle cartelle cliniche, avevano poche probabilità di nascere e invece sono una realtà, meravigliosa e incoraggiante. Si tratta di madri o padri che da piccoli hanno avuto a che fare con una diagnosi di tumore o di una seria malattia del sangue. Sono adulti che da bambini hanno affrontato cure molto impegnative come la radioterapia, la chemioterapia o un trapianto di midollo: terapie in grado di compromettere la fertilità. Sono coloro che hanno dovuto fare i conti con una cicatrice profonda e che sono riusciti a trasformarla in uno stimolo per andare avanti.
«Che cos’è in fondo una cicatrice? Che significato ha? Che futuro ha?» si domanda provocatoriamente Momcilo Jankovic, pediatra emato-oncologo, Clinica Pediatrica Università Milano-Bicocca, Fondazione MBBM, Monza. «Alla prima domanda potrei rispondere: riparazione di tessuto lesionato da qualcosa di esterno; alla seconda: guarigione di ciò che era stato precedentemente danneggiato; alla terza domanda, la risposta potrebbe essere molto varia e indeterminata in base a ciò che accadrà. Ma ciò che importa, premesso che una malattia tumorale danneggia in maniera inevitabile il tessuto di chi ne viene colpito sia dal punto di vista fisico che psicologico, è non accettare passivamente la cicatrice. Gli eventi, compresa la malattia, vanno compresi con l’intento di creare qualcosa di nuovo e vitale. Così la cicatrice non impedisce affatto il ritorno alla vita. E che cosa più della costruzione di una famiglia è la dimostrazione tangibile di questa straordinaria realtà di resilienza e voglia di continuare a vivere?». Così queste 40 illustrazioni, perché il libro di Momcilo Jankovic e Monica Terenziani, oncologo pediatra, Struttura Complessa di Pediatria, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, è anche e soprattutto un volume di fotografie (di Attilio Rossetti); raccontano storie di vita dopo un periodo buio e faticoso.
Come emerge anche dalla lettura e dall’osservazione delle immagini di questo volume, Momcilo Jankovic ha fatto dell’ascolto e della terapia medica la sua missione nella convinzione che la medicina non può guarire tutti, ma ha il dovere di offrire la qualità di vita migliore possibile a ogni malato. «Generosità ed empatia nei confronti di ogni paziente – afferma Jankovic – mi hanno guidato lungo il mio percorso di medico. La gentilezza e la disponibilità mi hanno permesso di entrare in sintonia con i bambini malati e con le loro famiglie. È infatti indubbio che gentilezza, ottimismo, dialogo e speranza sono una medicina efficace, oltre chiaramente alle terapie mediche in senso stretto. Tutto ciò ha infatti un impatto sui nostri geni e aiuta anche a tenere a bada i processi infiammatori».
Il libro testimonia questo legame fortissimo che il dottor Jankovic ha mantenuto vivo nel corso del tempo. «Qualcuno mi ha tenuto aggiornato sulla sua vita e mi ha persino invitato al suo matrimonio» racconta Jankovic.
«Nei centri di ricerca sul cancro più avanzati del mondo – prosegue Jankovic – sono stati adottati protocolli di supporto psicologico per i pazienti e le loro famiglie. Sono incentrati sulla gentilezza come veicolo di vicinanza umana per aiutare chi sta male. Sei in particolare sono le modalità di impiego della gentilezza: Ascolto, ossia tempo da dedicare alla comprensione profonda delle necessità e preoccupazioni del paziente; Empatia, cioè una forte intesa con il paziente nell’ottica di cercare di prevenire ogni sofferenza evitabile; Generosità, intesa come premura nei confronti di chi sta male; Antistress, ossia insieme di pratiche atte a ridurre ansia e preoccupazione; Onestà, che significa mettere al corrente il paziente della sua situazione (con modalità diverse in relazione all’età e alla situazione contingente) ma dargli anche speranza; Supporto, sostenere il ruolo fondamentale delle famiglie il cui supporto è indispensabile per il benessere psicofisico del malato».
Il libro si può acquistare al seguente indirizzo: https://comitatomarialetiziaverga.it nella sezione shop. I fondi raccolti verranno devoluti al Comitato Maria Letizia Verga.
“Famiglie inaspettate. Tornare alla luce dopo la malattia”
di Momcilo Jankovic, Monica Terenziani. Fotografie di Attilio Rossetti
Contrasto
Con il termine clavicembalo (altrimenti detto gravicembalo, arpicordo, cimbalo, cembalo) si indica una famiglia di strumenti musicali a corde, dotati di tastiera: tra questi, anzitutto lo strumento di grandi dimensioni attualmente chiamato clavicembalo, ma anche i più piccoli virginale e spinetta.
Questi strumenti generano il suono pizzicando la corda, anziché colpendola come avviene nel pianoforte o nel clavicordo. La famiglia del clavicembalo ha probabilmente avuto origine quando una tastiera è stata adattata a un salterio, fornendo così un mezzo per pizzicare le corde. Il termine stesso, che compare per la prima volta in un documento del 1397[1], deriva dal latino clavis, chiave (intesa come il meccanismo che utilizza il movimento del tasto per azionare il leveraggio retrostante), e cymbalum, termine che designava nel Medioevo gli strumenti musicali con corde parallele tese su una cassa poligonale e senza manico, come i salteri e le cetre. In ogni caso, la più antica descrizione nota del clavicembalo risale al 1440 circa[2]. I costruttori di clavicembali e strumenti simili sono detti cembalari o cembalai[3].
(Fonte wikipedia)
l Piccolo libro di Anna Magdalena Bach, conosciuto anche come il Quaderno di Anna Magdalena Bach (tedesco: Notenbüchlein für Anna Magdalena Bach) fa riferimento a due manoscritti che il compositore tedesco Johann Sebastian Bach diede in dono alla sua seconda moglie Anna Magdalena Bach. Il quaderno comprende minuetti, rondò, polacche, corali, sonate, preludi, musette, marce, gavotte ed alcune arie per voce di soprano.
Il primo libretto fu scritto nel 1722 a Köthen e il secondo nel 1725 a Lipsia; il titolo è più comunemente usato per riferirsi all’ultimo. La differenza primaria tra le due collezioni è che il libretto del 1722 contiene solo lavori di Johann Sebastian Bach (comprese parti delle Suites francesi, l’aria delle Variazioni Goldberg e il primo preludio del Clavicembalo ben temperato), mentre quello del 1725 comprende anche musiche scritte da compositori della stessa epoca, come Christian Petzold, François Couperin, il figlio Carl Philipp Emanuel Bach, Gottfried Heinrich Stölzel e Johann Adolf Hasse.
Il manoscritto del 1725 è più ricco di pezzi in confronto a quello del 1722. La carta usata per la copertina è di colore verde chiaro mentre le iniziali di Anna Magdalena e l’anno 1725 sono scritti in oro. Tutte le pagine presentano una doratura ai bordi, per esempio tra pagina e pagina. Gran parte delle annotazioni sono state fatte dalla stessa Anna Magdalena, ma ce ne sono alcune di Johann Sebastian Bach, altre di Johann Christian Bach e Carl Philipp Emanuel Bach, e poche altre fatte da amici di famiglia come Johann Gottfried Bernhard e Johann Gottfried Heinrich. I pezzi inclusi in questa raccolta sono stati scritti sia da Johann Sebastian Bach che da altri compositori, alcuni dei quali segnalati nel libretto stesso, altri stabiliti dai ricercatori. Alcuni pezzi, comprese alcune canzoni popolari del tempo, sono rimasti anonimi.
fonte: Wikipedia
Giancarlo Vighi si è diplomato in Pianoforte presso il Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza, in Clavicembalo e in Didattica della musica presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Si è perfezionato ai corsi estivi della Musikakademie Schloss Heiligenkreuz di Gutenbrunn (Austria) e al Corso Internazionale di Musica Antica di Urbino. Svolge attività concertistica come solista e in varie formazioni cameristiche. Ha partecipato al 1° e al 2° Festival Musicale Itinerante del Barocco Valtellinese e all’integrale dell’opera per Cembalo di J. S. Bach nel 250 della morte, col patrocinio del Consolato Generale della Repubblica federale di Germania. Ha suonato fra l’altro al Barockmuseum di Heiligenkreuz (Austria) e nella Sala Puccini del Conservatorio di Milano. Ha collaborato con l’Orchestra giovanile del Conservatorio G. Verdi di Milano e con il gruppo da camera “Mediolanum”. Già collaboratore della classe di musica da camera del maestro C. M. Sartori, al Conservatorio di Milano, è membro di Ensemble Wanderer Contemporanea, con la quale ha inciso il cd “Chamber Music” (2006). E’ organista e direttore della Cappella musicale di San Pietro all’Olmo (Milano), direttore del gruppo vocale “Altro coro” di Milano, insegna pianoforte all’Istituto musicale “G. Rusconi” di Rho e all’Istituto musicale “S. Girolamo” di Corbetta.
(fonte: fondazione Sangiacomo)
Si diploma in Canto Rinascimentale e Barocco col massimo dei voti con Anna Aurigi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Svolge attività concertistica come solista e collabora con formazioni quali il gruppo vocale “Chanson D’Aube” e gli ensembles “Il Salotto Barocco” e “Armonia delle sfere”; in particolare, con quest’ultimo ha vinto nel 2019 il terzo premio nella categoria “programma obbligatorio per gruppi vocali” al 67° Concorso Polifonico Internazionale “Guido d’Arezzo”. Si esibisce in diversi festival come Vicenza in lirica, Le vie del Barocco a Genova e all’interno dell’ensemble FIMA a Urbino. Attualmente continua i suoi studi di Canto Rinascimentale e Barocco presso il Conservatorio “G. Verdi”.
Il libro, scritto durante la più grave crisi energetica dal dopoguerra, ha uno scopo primariamente divulgativo.
Mentre lo scenario attuale evidenzia come il tema energetico dovrebbe essere affrontato con maggior frequenza, e non solo nei periodi critici, l’attenzione nel contrastare ogni forma di ambientalismo ideologico diventa un punto fermo inderogabile.
La forte necessità di autonomia nella ricerca delle materie prime, le tecnologie più avanzate e un nuovo progresso derivante dai fasti del passato, aiutano a delimitare quello che a parere dell’autore dovrebbe essere il mix energetico del XXI secolo attraverso la proliferazione dell’energia da fonti rinnovabili, gli interventi di efficientamento energetico e il nucleare di ultima generazione, in attesa che la fusione nucleare chiuda definitivamente il periodo di transizione energetica.

oggi l’area vendite e sviluppo commerciale nell’ambito
“Efficienza Energetica” di un’importante multinazionale. È autore di numerosi articoli su testate giornalistiche nazionali, relatore di convegni e già docente di un Master Universitario a tema energia e sostenibilità. Ha pubblicato il romanzo Viaggio dunque sono (2017) per Edizioni Leucotea e successivamente Amor Roma (2019), Dieci Vite (2022) e, come co-autore, alcune antologie di racconti oltre alla Guida all’Isola (di Milano), nel 2019, tutti editi da Morellini Editore.
È stato finalista al Premio Albatros per la Letteratura di Viaggio (Palestrina, 2018) e vincitore del Premio di Letteratura di Viaggio Bellavita (Controguerra, 2019).
I DISCUSSANTDiplomatosi in ragioneria, funzionario delle Generali, a Trieste è stato eletto prima consigliere circoscrizionale nelle fila della DC e poi consigliere comunale nelle fila di una coalizione di centrosinistra, diventando il più giovane presidente di un consiglio comunale italiano. Successivamente è stato consigliere provinciale (2001) e regionale (2003). È entrato alla Camera dei Deputati nel 2003, rieletto nel 2008, nel 2013 e nel 2018 nelle fila del Partito Democratico. È stato sottosegretario agli Interni nel secondo governo Prodi (2006-2008) occupandosi in particolare di vigili del fuoco, difesa civile, contrasto al racket e all’usura. Dal 2008 al 2013 tesoriere del PD a Montecitorio, nel 2015 è stato eletto capogruppo alla Camera dei Deputati per il partito. Dal 2018 al 2022 è stato vicepresidente della Camera dei deputati. Nel 2019 ha lasciato il PD e ha aderito a Italia viva, di cui è stato presidente fino al 2022. Alle elezioni politiche dello stesso anno è stato rieletto alla Camera nelle fila della lista Azione – Italia viva.
(Fonte: Treccani)
Dopo avere svolto attività politica a livello locale e regionale per Forza Italia, è stata eletta deputato prima nel 2006 (XV legislatura), poi nel 2008 (XVI legislatura), nel 2013 (XVII legislatura) nelle liste del Popolo della libertà e nel 2018 (XVIII legislatura) nelle fila di FI. Nel 2008 è stata nominata ministro dell’Istruzione, università e ricerca, carica che ha ricoperto fino al novembre 2011. Durante il suo mandato ha proposto riforme (più genericamente note come Riforma Gelmini) relative alle scuole primarie e secondarie e all’università (→ scuola) che hanno suscitato un aspro dibattito nel settore. Dal 2018 al 2021 è stata capogruppo di Forza Italia alla Camera. Dal 13 febbraio 2021 al 22 ottobre 2022 è stata ministro per gli Affari regionali e le Autonomie del governo Draghi. Alle elezioni politiche del 2022 è stata eletta nella lista Azione e Italia viva al Senato.
Forse mai come quest’anno le discussioni e i dibattiti intorno al 25 aprile sono stati intensi e ricchi di inquietudine. L’invasione Ucraina da parte della Russia , il primo Governo di destra-centro, le incerte prospettive dell’Unione Europea e delle grandi Istituzioni internazionali scosse dai venti dei nuovi sovranismo e nazionalismi… Cosa rimane oggi di quei progetti che videro l’alba il 25 aprile del 1945? Ma cosa fu veramente quella Liberazione e quali insegnamenti perdurano da quella giornata così ricca di svolte e di speranze? Ce lo racconterà una ragazza di 23 anni che 78 anni fa corse ad aprire i sottotetti di via Cappuccio dove erano nascosti partigiani e rifugiati. La storia straordinaria di una famiglia che ha intrecciata profondamente le sue vicende a quelle dell’Italia e di Milano. Venite ad ascoltare la testimonianza di Pia Majno Ucelli di Nemi, martedì 2 maggio 2023 ore 18.30 via Cappuccio, 5.
11 maggio 2022 – 10:35
Pia Ucelli di Nemi Majno compie cento anni: «Papà fondò il museo della Scienza e si oppose ai fascisti»
di Marta Ghezzi
Davanti al coro ligneo, si commuove. «Papà l’aveva scovato in Liguria, in una sacrestia in disuso, al rientro a Milano continuava a ripetere “l’abbiamo trovato”, già lo immaginava in questa sala affrescata del museo e l’idea lo riempiva di gioia». È un ricordo di (quasi) settanta anni fa, intatto per Pia Ucelli di Nemi Majno, figlia di Guido Ucelli di Nemi, l’industriale fondatore del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. La signora, che ha compiuto cento anni il 5 maggio, recupera aneddoti, nomi, date, del passato e del presente, con lucidità e precisione millimetrica. A farle festa nella casa di via Cappuccio, dove è nata e ha passato l’intera vita, c’erano i sei figli (una accolta in affido da adolescente), i dodici nipoti e i tre bisnipoti. Ieri, invece, il brindisi in suo onore è stato con la famiglia allargata del polo museale. «Ancora un’intervista?» chiede lei, e sorridendo, «del resto, con una vita così lunga».
Il marito Gianluigi Majno
Il primo pensiero è per il marito Gianluigi Majno, con ironia rivela,«mi toccava sempre dire no, non sono quei Majno, è un’altra famiglia». Poi racconta di aver ripreso in mano, negli ultimi giorni, le sue lettere scritte durante la seconda guerra mondiale. «Era in Marina, di stanza nel Mar Nero, mi hanno colpita gli accenni all’acciaieria di Mariupol e a Sebastopoli, nomi dimenticati che oggi ricorrono quasi ogni giorno, è impressionante il ricorso della Storia». Per stemperare l’amarezza, estrae un ricordo più lieve, «l’avevo conosciuto alle elementari, era il fratello di una mia compagna, e bollato come antipatico, mi faceva dispetti». Il matrimonio a luglio del ’45, «dovemmo aspettare l’abrogazione delle leggi razziali, sua madre era battezzata ma di origine ebraica, e questo ci impediva di sposarci». Si torna alla guerra. «Io però ho fatto poco», dice. Interviene una nuora, «non è vero, recapitavi i biglietti dei detenuti di San Vittore che suor Enrichetta Alfieri faceva arrivare a casa vostra». Lei ribatte, «nulla in confronto alle azioni di mia sorella Bona che si unì alla brigata delle Fiamme Verdi, e ai miei genitori, che finirono a San Vittore per aver cercato di salvare Gino e Bianca Minervi, fratello e cognata di Arrigo Minervi, lo scultore del portale del Duomo, loro grande amico. A pochi metri dalla frontiera il passatore tradì il gruppo, il bilancio della soffiata furono sessantaquattro morti». E ancora, «nessuno in famiglia sapeva di Bona, né di mamma e papà, si agiva in silenzio. Mio padre fu liberato grazie ad amici, per la mamma in lista per la deportazione intervenne il cardinale Schuster».
Pioniera del volontariato milanese
La signora, laureata in Lettere in Cattolica, è stata una pioniera del volontariato milanese. «A fine anni Sessanta — ricorda — varcai la soglia del Tribunale dei Minori per occuparmi, non retribuita, dello schedario degli orfani abbandonati negli istituti. Incredibilmente, nessuno sapeva quanti fossero. Dopo il censimento, continuai a seguire le adozioni straordinarie». Da quell’ufficio nascerà qualche anno dopo il Cam, Centro Ausiliario per i Problemi Minorili, che ha cambiato le sorti di migliaia di ragazzini. Lei sottolinea, «non ero sola, eravamo un gruppo di donne, Giusi Cutrera, Anita Pavesi, Carla Bassetti, che credeva nella solidarietà sociale». Con i bicchieri sollevati per il brindisi, torna sul museo, «il sogno di una vita di mio padre, da quando era studente di Ingegneria al Politecnico, per lui era inaccettabile che l’Italia non seguisse il corso della Scienza. Aveva promosso il recupero di navi romane dal lago di Nemi — prosegue —, e raccoglieva oggetti, macchinari, veicoli».
Il desiderio di un’Italia nuova
La ricerca di una sede per il museo che andava componendosi fu lunga, il mecenate intravide il potenziale del luogo nonostante fosse semi-distrutto, e nel ’53 inaugurò il Museo. «Non smise mai di cercare fondi, inchiodava amici, industriali, enti, ringraziandoli in anticipo e affermando: “Grazie per la collaborazione e la donazione che farete”». Ai saluti Pia Ucelli di Nemi Majno conclude, «il presente, e non mi riferisco solo all’Ucraina, ha tradito le speranze delle generazioni che hanno vissuto la guerra. Dopo il fascismo, avevamo il desiderio di un’Italia nuova, pulita, senza soprusi e razzismi. Ci siamo illusi — conclude — che fosse ovvio, adesso fa davvero male vedere che non è così».
Due facce della stessa medaglia: il lavoro e la pensione. La precarietà e i bassi salari che colpiscono i giovani determinano anche il loro futuro previdenziale: un lavoro povero frutterà una pensione povera. C’è un collegamento divenuto più stretto con l’introduzione del sistema contributivo. E dobbiamo migliorare la quantità e la qualità dell’occupazione, per evitare domani di avere una massa di anziani da assistere. Tanto più in un quadro di preoccupante declino demografico. I giovani vedranno mai la pensione? Come evitare che la precarietà si trasformi in una trappola? Perché le baby pensioni sono uno scandalo di cui ancora paghiamo il prezzo? Quota 103, il salario minimo e il Reddito di cittadinanza sono le risposte giuste? Cosa è successo con l’esplosione della spesa dovuta al Covid? Pasquale Tridico, presidente dell’Inps dal 22 maggio 2019, spiega per la prima volta in un libro con il giornalista del «Corriere della Sera», Enrico Marro, come sono nati il decreto Dignità e il Reddito di cittadinanza; «a che punto è l’Inps», un gigante che gestisce quasi la metà della spesa pubblica ma del quale sappiamo poco; e perché il futuro passa necessariamente da un nuovo Stato sociale. Un viaggio tra passato, presente e futuro dell’economia del Paese che riguarda ogni cittadino.
fonte: Solferino
(fonte: wikipedia)

Nato a Scala Coeli[1], in provincia di Cosenza, ha frequentato il liceo scientifico “Stefano Patrizi” di Cariati e in seguito ha proseguito gli studi a Roma, dove nel 2000 si è laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università “La Sapienza”, e nel 2004 ha completato il dottorato in economia presso l’Università Roma Tre.
Tra il 2003 e il 2010 ha insegnato economia dell’Unione europea presso l’Università “La Sapienza” di Roma e dal 2005 al 2009 in diversi corsi a contratto presso l’Università Roma Tre.
Ha svolto attività di ricerca anche negli Stati Uniti presso l’Università di New York e l’Università della California, Los Angeles (UCLA). Ha inoltre effettuato periodi di studio e di insegnamento in diverse università europee. Coordina presso l’Università Roma Tre una summer school annuale dedicata agli studenti di dottorato di tutta Europa. È stato segretario generale, eletto dal 2012 al 2019, dell’associazione accademica European Association for Evolutionary Political Economy (EAEPE).
Dal 2019 è professore ordinario di politica economica e docente di economia del lavoro presso il dipartimento di economia dell’Università Roma Tre, dove è anche direttore del centro di ricerca di eccellenza Jean Monnet Labour, Welfare and Social Rights, titolare della cattedra Jean Monnet dell’Unione europea in Economic Growth and Welfare Systems, e coordinatore del corso di laurea magistrale in mercato del lavoro, relazioni industriali e sistemi di welfare. È stato direttore del master “Human Development and Food Security” dal 2013 al settembre 2018.
I temi di ricerca di Tridico includono l’economia del lavoro, le disuguaglianze di reddito, i sistemi di welfare, la politica economica italiana ed europea, la transizione dei paesi ex comunisti e l’integrazione europea, lo sviluppo economico e le crisi finanziarie. Su questi temi e in particolare sul nesso tra disuguaglianza, finanziarizzazione e scarsa crescita ha contribuito con diversi contribuiti di approccio keynesiano (cfr. Opere). È autore, tra le altre opere, di Economia del Lavoro. Analisi Macroeconomica, evidenze empiriche e politiche del lavoro (Mondadori Università, 2019), un manuale di economia del lavoro pluralista e non main stream, e di una monografia in inglese dal titolo Inequality in Financial Capitalism (Routledge, 2017), in cui emergono i nessi tra disuguaglianza e crisi economica. In merito a tali tematiche ha fornito contributi ai lavori del parlamento italiano intervenendo in audizioni e convegni e, dal giugno 2018 al febbraio 2019, è stato consigliere economico presso il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Nel marzo 2018, prima delle elezioni politiche nazionali in Italia, viene indicato come possibile Ministro del lavoro in caso di vittoria elettorale del Movimento 5 Stelle. Successivamente, con il decreto legge del 14 marzo 2019, il governo Conte I lo designa come presidente dell’INPS, incarico che assume ufficialmente il 22 maggio dello stesso anno con Decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
(fonte: Solferino)
nato nel 1963, laureato in Scienze politiche, master alla Scuola di giornalismo Rcs «Gino Palumbo ». È una delle firme di riferimento sui temi economici del «Corriere della Sera», dove lavora dal 1989.
(Fonte Wikipedia)

(fonte wikipedia)

Nel novembre del 1993 l’improvviso cambio della linea politica del quotidiano romano lo induce a dimettersi dalla guida della redazione politica e ad autosospendersi da editorialista.[3] A febbraio del 1994 lascia Il Tempo per il quotidiano di ispirazione cattolica, Avvenire, dapprima come capo redattore centrale aggiunto nella redazione centrale a Milano e in seguito come capo della redazione romana; nel luglio del 2007 rientra alla redazione centrale, assumendo l’incarico di vicedirettore e nel 2009 viene nominato direttore a seguito delle dimissioni di Dino Boffo per effetto della prolungata campagna di diffamazione scatenata da Il Giornale, diretto da Vittorio Feltri [4][5].
Con la sua direzione, Avvenire accentua l’attenzione ai temi della lotta alla diseguaglianze, per la giustizia e la sostenibilità economica e ambientale[6][7], aprendo le sue pagine alle proposte e alle esperienze del Terzo settore[8] e della “economia civile”, vera alternativa ai fallimenti del comunismo e del capitalismo finanziario.
Dal 2019 Avvenire pubblica, e lancia anche in occasione del primo Festival dell’Economia civile[9], l’indagine condotta insieme alla Scuola di Economia civile (Sec)[10] sull’Italia dello sviluppo felice e del Benvivere dei territori[11][12]. Il giornale si conferma così voce “fuori dal coro”, apprezzata e contestata (da settori del mondo laico come anche da settori del mondo cattolico): gli effetti sulla diffusione sono positivi tanto che, in una fase di seria crisi dell’editoria, tra la fine del 2017 e la fine del 2018 Avvenire, unico col segno “più”, arriva a collocarsi stabilmente tra i primi cinque quotidiani generalisti italiani.[13]
Continua anche l’impegno informativo sui temi caldi della difesa” integrale” della vita umana: dall’eutanasia e dal suicidio assistito[14] alla gravidanza surrogata (anticipatrice e, a lungo, solitaria la campagna sviluppata sulle pratiche dell’utero in affitto)[15][16], dall’aborto e dalla selezione genetica (soprattutto contro le persone down)[17] ai migranti preda di trafficanti di esseri umani e di speculazioni politiche[18] oltre che del caporalato e di altre forme di sfruttamento al pari dei lavoratori poveri e marginali italiani[19].
Costante anche le realizzazione reportage e dossier informativi e di sensibilizzazione su vari temi come le persecuzioni dei cristiani e delle altre minoranze religiose[20]; liberazione di prigionieri politici e religiosi come Asia Bibi[21]; pedofilia e sfruttamento sessuale[22]; difesa delle istituzioni non profit cattoliche e laiche che beneficiano di esenzioni fiscali per attività di rilevanza sociale; traffico di rifiuti pericolosi e roghi tossici[23], gioco d’azzardo, sulle sue gravi conseguenze sociali, sulle interazioni criminali e sulle dipendenze compulsive che genera.[24]
Dal 2011 al 2016, sino alla cessazione dell’attività di quel dicastero della Santa Sede, è stato consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.[25]
(Fonte: La fiera delle parole)

Ha poi lavorato come External Relation Officer fino al 2007, anno in cui le è stato assegnato il coordinamento dell’Ufficio Umanitario, con il mandato di supervisionare tutti i progetti che l’organizzazione aveva aperto in giro per il mondo.
Dal 2015 Rossella è membro del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo Internazionale, Consiglio che conta 50 membri rappresentanti le maggiori organizzazioni italiane di cooperazione allo sviluppo.
A luglio 2017, Rossella è stata nominata Presidente di Emergency.
Dalle visite in carcere che fece Carlo Maria Martini lungo tutto il suo mandato episcopale nasce la riflessione racchiusa in queste pagine
«Chi sbaglia può sempre correggersi: sicché come esigono i principi costituzionali, la pena deve guardare sempre al futuro» – Marta Cartabia
«Prima di ogni altra cosa, ciò che andrebbe epurato dal linguaggio e abolito dalle pratiche mondane – non solo quelle penali – è proprio la crudeltà» – Adolfo Ceretti
“Entrai a piedi nella città, passai di fianco alle grandi carceri di San Vittore, diedi una benedizione e pensai: lì vivono migliaia di persone che devo andare a trovare.” Con queste parole Carlo Maria Martini ricordava il suo ingresso a Milano il 10 febbraio 1980. Dalle visite in carcere che fece lungo tutto il suo mandato episcopale nasce la riflessione racchiusa in queste pagine: come e perché fare in modo che la pena sia giustizia ma anche ricomposizione? Marta Cartabia, presidente della Corte costituzionale, e Adolfo Ceretti, docente di Criminologia, si confrontano con il magistero di Martini spiegando il valore che esso continua a racchiudere e la necessità ancora viva di ciò che l’arcivescovo auspicava: una giustizia che ricucia i rapporti piuttosto che reciderli, promuova i valori della convivenza civile, porti in sé il segno di ciò che è altro rispetto al male commesso.
Dal 13 settembre 2011 al 13 settembre 2020 è stata giudice della Corte costituzionale, della quale dall’11 dicembre 2019 è stata anche presidente, diventando la prima donna a ricoprire tale carica.[1] È stata ministro della giustizianel governo Draghi (2021-2022).
https://it.wikipedia.org/wiki/Marta_Cartabia
Riprendiamo i nostri incontri con una inattesa scorribanda nel cinema del ‘900 alla scoperta dei profili dei “Belli e dannati”: i protagonisti dei film che ci hanno commosso , incantato e appassionato e che hanno contribuito a definire l’immagine maschile nella quale ci siamo per tanto tempo riconosciuti.
A guidarci in questo viaggio l’autore Luigi Luca Borrelli intervistato da Paola Jacobi. Interverranno grandi interpreti e protagonisti della politica di oggi: Ciro Buonajuto, Ivan Scalfarotto, Lisa Noja e Alessia Cappello .
Venerdì 14 aprile, ore 18:30 – Via Cappuccio, 5 Milano. – The Mill, le passioni generano idee
L’immagine del bello e dannato ha dominato il cinema del Novecento, facendosi oggetto del desiderio e dell’emulazione delle masse. La sua fisionomia è mutata con il cambiare dei tempi, dei paesi e dei generi cinematografici, ma nell’immaginario collettivo e nella società la sua figura è rimasta impressa costantemente e ha assunto un aspetto mitico, contribuendo di fatto alla formazione della personalità di moltissimi individui.
Così il divismo di Rodolfo Valentino e Tyrone Power, due stelle dell’epoca d’oro di Hollywood, è stato differente da quello tormentato di John Garfield, che spianò la strada alla nuova generazione di Montgomery Clift, Marlon Brando e James Dean. E sempre Hollywood vide nel gallese Richard Burton una proiezione dei suoi sogni, poi proseguita in Steve McQueen, Mickey Rourke e River Phoenix, a chiudere un cerchio della storia degli Stati Uniti. In parallelo, anche i volti scolpiti dei divi europei rivaleggiarono con quelli dei colleghi d’oltreoceano: dalla tragedia italiana di Osvaldo Valenti all’aura triste di Gérard Philipe, dalla malinconia di Jean Gabin fino al glaciale distacco di Alain Delon e alla bellezza decadente di Helmut Berger.
Questo saggio si propone di indagare, attraverso un secolo di cinema, la figura del bel tenebroso – che in qualche modo la settima arte sembra ereditare dalla grande letteratura dandole un volto nuovo – anche attraverso un’analisi della società e del cinema del tempo e non senza interrogarsi sui suoi risvolti esotici e contemporanei: esiste ancora il mito del bello e dannato nel terzo millennio? Quali attori oggi possono incarnarlo?
“Se un uomo è in grado di colmare la distanza tra la vita e la morte,
se è in grado di vivere anche dopo la sua morte, allora forse è stato un grande uomo”.
– James Dean
“Il solo motivo per cui non me ne vado da Hollywood
è che non ho la forza morale di rifiutare i soldi”.
– Marlon Brando
“Mi piacerebbe conoscere i livelli infimi della vita,
come in Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij,
vedere come sono, per poi tornare in superficie”.
– Montgomery Clift
Luigi Luca Borrelli Si occupa di gestione canali social, redazione contenuti editoriali per portali di Interior Design, Architettura, Meccatronica, lavorazione di plastiche e metalli; editing e interviste per il Magazine aziendale; strategie di comunicazione integrata; organizzazione eventi e ufficio stampa; analisi dei dati.
In passato è stato autore di articoli di Storia del Cinema e rapporto tra Cinema e Società, con un focus sulle cinematografie nazionali occidentali (in particolare francese e statunitense, 1930-80); autore di Podcast (con serie tematiche);
Paola Jacobbi è giornalista e critico cinematografico da oltre trent’anni per diverse testate, fra cui Epoca, Panorama, Gioia, Canale 5 e Ciak, Vanity Fair. Attualmente è Entertainment Editor a Glamour. Racconta con uno stile molto personale i protagonisti e le storie del cinema contemporaneo. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo,Tu sai chi sono io (Bompiani).
Ciro Buonajuto è sindaco della città di Ercolano dal 2015, ha avuto numerosi incarichi politici nel PD, attualmente è portavoce nazionale di Italia Viva. Avvocato, cultore della materia di diritto privato presso l’Università Luigi Vanvitelli è stato selezionato dal Governo degli Stati Uniti per la partecipazione al progetto International Visitor leadership Program.
Ivan Scalfarotto Senatore della Repubblica è stato anche deputato, sottosegretario agli Esteri, agli Interni, al Commercio con l’Estero. Prima di entrare in politica è stato dirigente di azienda e ha lavorato nel settore HR a Londra.
Lisa Noja, Consigliere regionale eletta in Lombardia, è stata deputata per una legislatura (2018-2022), consigliere comunale a Milano. Avvocato esperta di concorrenza, ha studiato negli Stati Uniti.
Alessia Cappello, assessore alle attività produttive del Comune di Milano è portavoce nazionale di Italia Viva. Prima di entrare in politica è stata dirigente di azienda nel settore fashion.
Il 21 marzo 2023 ore 18:30 abbiamo avuto il piacere di ascoltare la presentazione dell’ultimo libro di Gherardo Colombo, un indiscusso protagonista della nostra storia più recente , magistrato, avvocato, saggista da sempre impegnato sui temi della legalità. A dialogare con lui Bruno Giordano, magistrato di Cassazione, esperto di diritto del lavoro, raffinato uomo di cultura. Alessandra De Luca ha letto con la consueta maestria alcune pagine. Si è parlato del libro Anticostituzione, uno sguardo sulla storia della nostra Repubblica attraverso le lenti dei princìpi della Carta Fondamentale. Via Cappuccio 5
The Mill – Le passioni generano idee.