Beppe Giuliano Monighini
L'estate della gioia e del terrore
17 novembre 2022 ore 18.30
Via Cappuccio 5, Milano
IL LIBRO
Gli organizzatori dei Giochi di Monaco del 1972 avevano un obiettivo prioritario: che l’Olimpiade fosse serena e gioiosa. Volevano cancellare il ricordo della precedente edizione disputata in Germania – Berlino 1936, i Giochi di Hitler – e presentare la loro nazione come un Paese finalmente moderno. Per questo avevano scelto il capoluogo della Baviera, l’unica città tedesca degna del livello delle grandi capitali europee. Tutti i loro sforzi vennero cancellati dall’atto terroristico in cui furono uccisi atleti e allenatori di Israele, che ha segnato profondamente il nostro immaginario e che ancora oggi è il primo ricordo associato a quella Olimpiade. Beppe Giuliano Monighini all’epoca aveva nove anni, e da grande e precoce appassionato di sport aveva atteso quell’avvenimento giorno dopo giorno, vivendolo prima con la gioia per il più grande evento sportivo del mondo e poi con lo stupore di un bambino che si trovava ad assistere a un’azione di buia violenza. Oggi ha scelto di raccontare non tanto il terrore quanto la preparazione dei Giochi, i protagonisti delle gare, le vicende umane degli atleti e i risvolti di prima e dopo quel martedì 5 settembre che ha cambiato per sempre la storia delle Olimpiadi. Ne è uscito un libro vivido ed emozionante, che ci porta indietro nel tempo, in quel 1972 pieno di contraddizioni in cui, tra agosto e settembre, Monaco fu il cuore dell’estate della gioia e del terrore.
(fonte: Ultra)
CHI E’ L’AUTORE
BEPPE GIULIANO MONIGHINI
Nato ad Alessandria, lavora al Centro Studi di un’associazione. Giornalista pubblicista, collabora con «La Stampa». Ha ideato ed è uno degli autori della newsletter “5 cerchi quante storie” dedicata alle Olimpiadi. Nel 2019 ha pubblicato il romanzo Correndo a vuoto.
Milanese d’origine e per scelta, sono avvocato e Assessore allo Sport, al Turismo e alle Politiche Giovanili del Comune di Milano.
Ho lavorato per quattro anni in due diversi studi legali, nei team di M&A e Banking and Finance.
Sono laureata in giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano e sono stata Capogruppo della Lista Civica “Noi, Milano – Beppe Sala”, nel Consiglio del Municipio 7, dal 2016 al 2021. Sono poi stata capolista della lista “Beppe Sala Sindaco”, la lista personale del Sindaco, alle amministrative milanesi che sono svolte nell’ottobre del 2021.
Ho particolarmente a cuore la causa della sostenibilità in ogni sua declinazione: ambientale, sociale ed economica. In passato ho collaborato con numerose realtà per la promozione della legalità dentro e fuori dalle carceri. Con i Circoli di Sostegno e Responsabilità del Centro Italiano per la Promozione della Mediazione e con l’associazione Città Costituzione ho sostenuto in lungo e in largo che del carcere bisogna servirsi solo quando ne vale la pena. Sono poi stata membro del Direttivo de “Il Laboratorio delle Idee” e ora lo sono di “Spazio Milano”.
L’opera illustra la storia dei doveri decaloghi regole e comandamenti posti agli avvocati e alla funzione difensiva dall’antichità e ripercorre la nascita e gli sviluppi delle regole deontologiche fino alle attuali codificazioni. Il risultato è nel recupero dell’aspetto giuridico della deontologia non più tributaria di etica e morale ma valore autonomo che assicura il riconoscimento e il rispetto degli altri il diritto degli altri. L’autorevolezza dell’Autore che per decenni ha dedicato molteplici energie alla deontologia forense considerato il vero protagonista della materia nell’Italia contemporanea la nuova tipologia di approccio e la completezza di argomentazioni rendono il volume un unicum nel panorama editoriale. Un dettagliato Indice dei nomi completa il volume. Come sottolineato nella prefazione di Antonio Padoa Schioppa “il libro costituisce la summa dell’impegno coerente di una vita per affrontare consapevolmente le sfide dell’avvocatura nella società di oggi e per illustrarne la storia una storia che le pagine di Remo Danovi rivelano densa di risonanze e di insegnamenti ancora attuali”.
Figlio d’arte in campo giuridico, si laurea magna cum laude nel 1961 presso l’Università degli studi di Milano e diventa avvocato nel 1963. È sposato con la nota esperta di Diritto di famiglia Anna Galizia. Il figlio Filippo è professore ordinario di Diritto all’Università Bicocca di Milano, e il figlio Alessandro è professore associato di Economia presso l’Università degli Studi di Bergamo e docente presso l’Università Bocconi di Milano.
Fonte: Wikimilano
Discussant
Umberto Ambrosoli
Umberto Ambrosoli ha conseguito la maturità classica presso il liceo serale di Milano[1] e si è laureato in giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano con una tesi dal titolo «La criminalità informatica nel sistema bancario italiano – Profili criminologici», divenendo poi avvocato penalista specializzato nel diritto penale dell’economia. È sposato e ha tre figli.[2] È stato nominato dalla Banca d’Italia in tre comitati di sorveglianza in procedure di rigore relative ad istituiti e società lombarde, nonché dal Tribunale di Bergamo come Rappresentante comune degli obbligazionisti in relazione ad una emissione obbligazionaria triennale di un primario istituto di credito.
Nel 2009 ha pubblicato il libro Qualunque cosa succeda, che narra la vicenda del padre, l’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, assassinato l’11 luglio 1979 da William Joseph Aricò, un sicario assoldato dal banchiere Michele Sindona. Nel 2010 il libro è stato vincitore del premio Tiziano Terzani[3][4] e, precedentemente, del premio Capalbio.[5] Nel novembre del 2009 ha altresì ricevuto il premio Laureato Benemerito da Algiusmi,[6]l’associazione dei laureati in giurisprudenza dell’Università Statale di Milano.
Dal 2009 al 2012 è editorialista del Corriere della Sera. Nel 2011 diventa membro del comitato di esperti per lo studio e la promozione di attività finalizzate al contrasto dei fenomeni di stampo mafioso e della criminalità organizzata sul territorio milanese, presieduto da Nando dalla Chiesa.[7] Sempre nel 2011, all’atto di costituzione dell’Associazione Civile Giorgio Ambrosoli, assume la carica di presidente onorario.[8] Nel 2012 diviene Consigliere di amministrazione di RCS SpA.
Nel 2015, con il libro Coraggio, ha vinto il Premio della Fondazione Vincenzo Padula.
Nel gennaio del 2017 viene nominato Presidente della Banca Popolare di Milano SpA. Nello stesso anno ha contribuito alla realizzazione della serie televisiva “Liberi Sognatori”, trasmessa da Mediaset nel gennaio 2018 ed avente ad oggetto quattro storie esemplari di impegno civile (Libero Grassi, Mario Francese, Renata Fonte, Emanuela Loi).[2] Dal 2017 al 2021 cura la rubrica Norme & Tech sul Corriere dell’Innovazione (mensile del Corriere della Sera). Nell’aprile del 2018 viene nominato presidente di Banca Aletti SpA e nel 2019 della Fondazione Banca Popolare di Milano ETS.
Questi sono gli aspetti della figura di Gabriele Albertini, sindaco di Milano (per due mandati dal 1997) che il libro riesce a mettere in luce, grazie al sagace scambio di battute, commenti, domande e risposte con il giornalista Sergio Rotondo(nella foto). I colloqui si sono svolti nell’estate-autunno 2021, in un momento speciale per l’ex sindaco, quando migliaia di cittadini lo spingevano ad accettare un terzo mandato. E sono proseguiti in piena campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Milano, con commenti e considerazioni franchi e talvolta taglienti, quando ormai Gabriele Albertini aveva deciso di non competere, anche se i sondaggi lo davano molto favorito.
I due aspetti del libro
Il libro è composto da due parti molto diverse da loro. La seconda si concentra su atti giudiziari e ritagli di giornale degli anni intorno al 2011-2013 e francamente è un po’ ridondante, anche se di grande interesse per chi quel periodo storico l’ha vissuto e ha apprezzato la grande fermezza con cui Gabriele Albertini ha affrontato l’ex procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo.
Un libro a quattro mani
Ma di assoluto interesse e di facile lettura è senz’altro la prima parte, quella che nasce dalla frequentazione e dagli scambi di opinioni fra Sergio Rotondo e Gabriele Albertini. Oddio, parlare di frequentazione in pieno lockdown forse non è corretto, ma certo i due erano in contatto quotidiano almeno via zoom, tipologia che tutti noi, se parliamo di rapporti interpersonali, abbiamo dovuto sperimentare in quei mesi.
Fonte: Il Giornale d’Italia
CHI E’ L’AUTORE
Di educazione cattolica, si è diplomato presso l’Istituto Leone XIII ed ha conseguito la laurea all’università Statale in giurisprudenza. Dal 1974 è alla guida, con il fratello Carlo Alberto, dell’azienda di famiglia, la “Cesare Albertini S.p.A.”, fondata dal padre Cesare nell’ottobre del 1932 e acquisita alla fine del 2017 dal Gruppo Bosch GmbH, che si occupa di pressofusioni in alluminio.
Ha ricoperto numerose cariche in Confindustria e in Assolombarda, dove è stato vicepresidente, oltre a essere stato presidente della Piccola Industria. Nel 1996 viene eletto presidente di Federmeccanica (Federazione sindacale dell’industria metalmeccanica italiana). Sin da giovane, ha visto nella figura dell’imprenditore un “portatore di ideali di civiltà”, attribuendogli “un certo spirito missionario”.[2] Di sé dirà: “Io, come industriale, mi considero uno dei più grandi rivoluzionari della storia, perché chi ha cambiato l’uomo, chi ha rivoluzionato l’individuo, non è stata la rivoluzione marxista, è stata l’industrializzazione”.[3]
Nel 1997 è stato candidato da Silvio Berlusconi a sindaco di Milano con il sostegno del Polo per le Libertà ed ha vinto le elezioni amministrative al ballottaggio, con il 53,14% dei consensi, contro il candidato dell’Ulivo Aldo Fumagalli (46,86%). In occasione delle successive elezioni comunali, nel 2001, si è nuovamente candidato con il centrodestra per un secondo mandato ed è stato riconfermato come primo cittadino, ottenendo al primo turno il 57,54% delle preferenze, contro il 30,47% dello sfidante di centrosinistra Sandro Antoniazzi.
Durante il periodo alla guida del capoluogo lombardo si definiva “l’amministratore di condominio” ed ha avviato numerosi progetti di riqualificazione della città, dalla vecchio polo fieristico, alla zona Porta Nuova-Varesine[4], fino alla nuova fiera di Rho-Pero. Le sue giunte hanno lanciato nuovi progetti di espansione della metropolitana e portato a compimento le linee metrotranviarie di superficie volute dalla precedente amministrazione Formentini. Il sindaco ha rilanciato la Triennale e il ruolo di Milano come una delle capitali mondiali della moda e del design, valorizzando notevolmente gli eventi della fashion week e del Fuori Salone e prestandosi anche a sfilare in mutande (di cachemire) per lo stilista Valentino. Dichiarerà: “Teo Teocoli ne ha fatto poi una simpatica imitazione… ma è stata un’esperienza che mi ha aiutato a non prendermi troppo sul serio”.[5] Nel 2005 rifiutò di concedere il patrocinato del comune di Milano al gay pride; per tale motivo venne a più riprese intonato il coro “Albertini vieni giù, che sei frocio pure tu” nel corso delle dimostrazioni degli attivisti LGBT sotto Palazzo Marino, sede dell’amministrazione cittadina.
Eurodeputato
Alle consultazioni del 2004 viene eletto europarlamentare per la lista di Forza Italia nella circoscrizione Italia nord-occidentale, con 140.383 preferenze. Tale elezione fu resa possibile da una norma transitoria della legge 8 aprile 2004, n. 90 che gli consentì di candidarsi senza dover lasciare il ruolo di primo cittadino milanese, una legge che molti definirono “ad personam“[17].
Iscritto al Partito Popolare Europeo è stato vicepresidente della commissione per i trasporti e il turismo, membro sostituto della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia, vicepresidente della delegazione per le relazioni con l’Assemblea parlamentare della NATO, membro della delegazione per le relazioni con gli Stati Uniti e della delegazione per le relazioni con Israele.
Senatore della Repubblica dal marzo del 2013, inizialmente membro della Commissione Giustizia e Difesa, in seguito anche membro della Commissione Affari Costituzionali e Presidente della “sottocommissione pareri” della commissione Giustizia.
Il 12 aprile 2016 viene ufficializzato come capolista a sostegno del candidato sindaco di Milano per il centro-destra Stefano Parisi, suo city manager quando era sindaco; raccoglie 1376 preferenze, unico eletto della lista civica: “energie per Milano”, lascia il seggio al 2º classificato per numero di voti di preferenza: Manfredi Palmeri, e a vincere è il centro-sinistra, con il proprio candidato Giuseppe Sala.[25]
Terminata l’esperienza nel partito di Alfano (per ultimo Alternativa Popolare) e quella da senatore, nel 2018 sostiene i candidati della lista di Parisi[26] alle regionali in Lombardia a sostegno del candidato di centro-destra, il leghista Attilio Fontana, dopo aver rifiutato la candidatura con il centro-sinistra.[27]
Sviluppi successivi
In vista delle elezioni comunali a Milano in programma nel 2021, il segretario della LegaMatteo Salvini ha proposto di candidare nuovamente Albertini a sindaco per la coalizione di centro-destra, contrapponendolo al sindaco uscente di centro-sinistra Sala, candidatosi per un secondo mandato. Albertini, in una lettera pubblicata sul quotidiano Libero il 6 maggio 2021, ha tuttavia declinato l’offerta, affermando di “voler dare priorità alla famiglia”[28]; il centro-destra sceglierà poi di proporre per la poltrona di Palazzo Marino il medicopediatra Luca Bernardo[29], sconfitto pesantemente da Sala al primo turno elettorale.
Da oltre un quarto di secolo l’economia italiana ha smesso di crescere. Svalutazioni e accumulo di debito pubblico, le droghe con cui si era forzata la crescita dagli anni Settanta, non erano più disponibili. Per affrontare la competizione internazionale bisognava puntare sulla ricerca e sulla valorizzazione dei talenti. Invece, ad eccezione di un pugno di imprese manifatturiere che esportano, è in genere prevalsa la vecchia pratica delle raccomandazioni e delle sponsorizzazioni politiche per aver un posto di lavoro e per far carriera, e il merito è stato messo da parte. E il problema riguarda quasi tutti gli ambiti della società: le università, le pubbliche amministrazioni, la politica, la magistratura, le Asl, il mercato del lavoro e persino la selezione dei manager e la finanza. Al contrario di quanto prevede la Costituzione e, per «i capaci e i meritevoli», se partono svantaggiati, in Italia le opportunità restano scarse. Il tema della insufficiente considerazione del merito e degli incentivi distorti è il filo rosso che accompagna tutte le spiegazioni al cosiddetto «declino» economico italiano. Un primo passo per trovare soluzioni adeguate, è quello di avere piena coscienza dei problemi, che sono spesso, esplicitamente o implicitamente, negati.
Nel 1979 ha svolto attività di ricerca presso il Fondo monetario internazionale, Washington. Fra il 1980 e il 1995, al servizio studi della Banca d’Italia si è occupato di mercato monetario, di ricerche econometriche e di previsioni economiche. Dal 1992 al 1995, come responsabile della Direzione internazionale del servizio studi della Banca d’Italia, si è occupato di relazioni monetarie internazionali all’interno dello Sme (Sistema monetario europeo) e con le altre principali aree. Ha inoltre rappresentato l’Italia in organismi internazionali, tra cui: Comitato monetario dell’Unione europea, Comitato di politica economica dell’OCSE, Comitato dei sostituti del G10.
Dal febbraio 2013 al marzo 2018 è stato deputato nel gruppo del Partito Democratico. Il 6 marzo 2013 è avvenuta la proclamazione ufficiale dell’elezione da parte dell’ufficio elettorale circoscrizionale. Dal 26 marzo al 7 maggio 2013 è stato componente della Commissione speciale per l’esame di atti del governo; dal 7 maggio 2013 è stato componente della V Commissione (bilancio, tesoro e programmazione).
Il 18 settembre 2018, su proposta del rettore Franco Anelli e di Carlo Cottarelli, è stato nominato vice direttore dell’Osservatorio dei Conti Pubblici presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. È docente incaricato di Economia Politica presso Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È inoltre Senior Fellow della School of European Political Economy della LUISS (LUISS-SEP).
Il Consiglio dei Ministri del 24 dicembre 2014 lo ha nominato presidente dell’INPS[1], ha continuato la sua carica di presidente fino al 16 febbraio 2019, quando il Governo Conte I lo sostituisce con Pasquale Tridico.
Il 6 giugno 2019 riprende a collaborare con il quotidiano la Repubblica.[5]
(Fonte: Wikipedia)
Marco Santambrogio
Marco Santambrogio ha insegnato Filosofia del Linguaggio presso l’Università di Parma e l’Università San Raffaele di Milano. È socio fondatore della European Society for Analytic Philosophy (ESAP) e della Società Italiana di Filosofia Analitica (SIFA). Le sue ricerche nell’ambito della filosofia analitica riguardano la filosofia del linguaggio, la semantica dei mondi possibili, il riferimento e la teoria della verità; si è occupato anche di filosofia morale e delle questioni del merito e delle uguali opportunità, collaborando con il “Forum della meritocrazia”. Ha scritto numerosi contributi per riviste scientifiche italiane e internazionali, come “The Journal of Philosophy”, “Nous”, “Synthese”, “Dialectica”. Tra le sue opere recenti: Forma e oggetto (Milano1992); Chi ha paura del numero chiuso? (Roma-Bari 1997); Manuale di scrittura non creativa (Roma-Bari 2006); Come si scrive un saggio (Roma-Bari 2015, ebook); Come si risponde a un’argomentazione (Roma-Bari 2015, ebook); Il complotto contro il merito (Roma-Bari 2022).
Dieci vite che si intrecciano, dieci storie di svolte, di piena essenza. Un brillante giovane travolto dalla smania di potere, un padre inadatto che inciampa e si rialza, una donna e la sua tenacia per divenire madre, una ragazza alle prese con un amore apparentemente impossibile, un bambino che lotta contro le discriminazioni cercando casa in un paese lontano dal suo, una nuova vita insidiata da un sanguinario atto terroristico, una giovane donna vittima di una relazione accecante. Questi sono solo alcuni dei personaggi di un romanzo che ha l’ambizione e l’intenzione di affrontare tematiche quotidiane, e nel contempo estreme. Dalla criminalità alla redenzione, dalla maternità alla privazione, dalla crisi fino alla rinascita, dal successo professionale al fallimento, dall’esclusione sociale alla ricerca del proprio posto nel mondo.
(fonte: Morellini editore)
CHI E’ L’AUTORE
Gianluca Pomo
Nato a Milano nel 1984. Laureato in Ingegneria Chimica presso il Politecnico di Milano è amante dei viaggi e della conoscenza dei luoghi nella loro essenza, vera passione coltivata sin da giovanissimo ed oggi assoluta priorità nella sua vita. Ha pubblicato il primo romanzo “Viaggio dunque sono” nel 2017 (Edizioni Leucotea), successivamente il romanzo “Amor Roma” (2019, Morellini Editore) e, come co-autore, dei racconti per le antologie “La vita vista da qui” (2018) e “Doppio Gioco” (2021), oltre ad aver partecipato alla stesura della “Guida all’Isola (di Milano)” nel 2019, tutti editi da Morellini Editore. Finalista al Premio Albatros per la Letteratura di Viaggio (Palestrina, 2018) e vincitore del Premio di Letteratura di Viaggio Bellavita (Controguerra, 2019).
“Ci sono città che, pur non essendo sedi del potere politico, riescono a offuscare con la loro vitalità culturale ed economica le stesse capitali nazionali.” Odessa è una di queste. Dalla sua fondazione, alla fine del Settecento, è stata un punto d’incontro e fusione di etnie, fedi religiose, costumi e avanguardie politiche, artistiche e culturali. Da lì passano gli scambi con l’Europa, la Russia e tutta l’Asia, il presente e il futuro della relazione tra Est e Ovest. Il suo porto, il più importante dell’Impero russo e oggi dell’Ucraina, è l’obiettivo di Putin, come lo è stato durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Chi lo controlla, controlla il Mar Nero e le sue preziose esportazioni di grano. La “Praga sul mare”, per storia e tradizioni, è diversa dal resto del Paese. È la città dell’amore e dello humour, dei ladri e degli scrittori satirici, dei sindaci francesi e greci. Cosmopolita ed ebraica, è la più liberale e anticonformista delle città ucraine. Spensieratamente russofona, ma orgogliosamente resistente all’invasione russa. È lo scenario di un film che ha fatto la storia del cinema, La corazzata Potëmkin, e di una delle grandi opere della letteratura russa del Novecento, i Racconti di Odessa di Isaac Babel. Pochi però nel nostro Paese conoscono il fascino della città che a fine Ottocento riuscì nel miracolo di unire una crescita vorticosa con una grazia particolare e indimenticabile. Ed è un paradosso: Odessa sembra un pezzo d’Italia sul Mar Nero, fondata da un nobile napoletano e arricchita dall’ingegno e dalla laboriosità di architetti e imprenditori italiani, grandi protagonisti della città fino alla rivoluzione bolscevica. Odessa oggi è il cuore della guerra tra Russia e Ucraina, il simbolo di una crisi che affonda le sue radici in secoli di spargimenti di sangue, dominazione straniera e divisioni interne. Ugo Poletti, che a Odessa vive e lavora, racconta cosa sta accadendo non solo sul campo di battaglia ma nella testa e nel cuore della gente: illustra le motivazioni del conflitto; spiega cos’è e come nasce il nazionalismo ucraino e ripercorre la storia di un Paese, giovane e antico allo stesso tempo, che fino allo scoppio di questa guerra era ancora in bilico tra un passato oppressivo ma rassicurante e un futuro incerto, e all’indomani dell’attacco si è risvegliato unito contro l’invasore.
(fonte: Feltrinelli.it)
CHI E’ L’AUTORE
UGO POLETTI
Ugo Poletti, nato a Milano, Bocconiano, appassionato di storia, arte e teatro, da cinque anni vive e lavora a Odessa, in Ucraina. Nel 2020, durante la terribile stagione del lockdown, ha fondato ‘The Odessa Journal’ (www.odessa-journal.com), un giornale online dedicato a storia, arte, eventi culturali e vita economica della perla del Mar Nero. Poletti è un attento conoscitore della storia e delle storie della città, diventata cruciale in questo tempo di guerra. Per l’editore Rizzoli Poletti ha pubblicato “Nel cuore di Odessa”; nell’articolo che segue l’autore quali sono state le ragioni che lo hanno spinto a scrivere questo saggio che racconta molto dell’anima e delle anime della città.
Autorevoli esponenti del pensiero contemporaneo rileggono i dieci comandamenti alla luce delle provocazioni del tempo presente. Chi sono oggi gli “idoli”? Cosa significa “non rubare” o “non uccidere”? Cosa “non desiderare”? Attraverso diverse voci il libro indaga come le antiche “Parole” bibliche incidono sulla coscienza individuale e sociale contribuendo a creare le basi del diritto e della convivenza umana. Una rilettura dei dieci comandamenti biblici a cura di autori autorevoli. Un libro che penetra in profondità le radici della convivenza e del diritto pubblico. Parole antiche che gettano luce sulle sfide del tempo presente. Prefazione Francesco Occhetta. Postfazione di: Giovanni Grandi. Con i contributi di: Bartolini E. – Bignami B. – Bindi R. – Costa G. – Dalla Chiesa N. – Magnoni W. – Moia L. – Riccardi F. – Santerini – Virgili R.
CHI E’ L’AUTORE
Alberto Mattioli
Giornalista e collaboratore di Avvenire. Consulente aziendale presso una società internazionale di Audit. Ha ricoperto incarichi di dirigente, consigliere di amministrazione e in Organi di Vigilanza in varie società. Ha ricoperto incarichi politici e istituzionali. Formato nell’associazionismo cattolico. Per la casa editrice ITL Libri-In Dialogo ha curato tre libri: (con Michele Colombo) “Parola di Bob le profezie di R.F. Kennedy rilette da protagonisti del nostro tempo”; (con Pino Nardi) “Liberi e Forti per una nuova politica a cent’anni dall’appello di Sturzo” e vincitore di un premio Capri San Michele; (con Chiara Tintori) “Patto per una nuova economia, ad Assisi con Papa Francesco”.